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L’AREA INDUSTRIALE DISMESSA ? IO LA VEDO COSI’…

[di Roberto Felici]

Per una opportuna riqualificazione c’è un’area stupenda, che più di qualche volta ho avuto modo di visitare. Non nascondo che ne sono rimasto sempre affascinato. E’ un territorio bello, con colline e vallette, con gallerie, piccoli fabbricati bastionati, verde secolare, capannoni e strutture costruite con criteri saggi e materiali naturali, piazzette e slarghi, tutto inaspettato…MOLTO BELLO!!!

C’è la storia: è stata un’area a lungo “BENEDETTA”, ha dato vita a Colleferro, ha dato lavoro a migliaia di famiglie, la possibilità di vivere e crescere figli. Ci sono stati momenti tragici, ci sono stati momenti di orgoglio. Poi è diventata “MALEDETTA”, la crisi, la dismissione, i siti inquinati, la bonifica.

Sono arciconvinto che quei luoghi possono tornare ad essere “benedetti”, l’intera città può ripartire da li e trovare una nuova identità.

Ci vuole il concorso di tante buone volontà e di tanti bei cervelli, ma l’unione di tante energie potranno sicuramente far volare di nuovo la nostra città.

Io ho pensato di mettere sul tavolo la mia piccola ma provocatoria idea.

Intanto una domanda: come far parlare tra loro due città, quella civile consolidata e quelle industriale dismessa ? Per troppi anni, un muro non solo fisico, ha creato una barriera insuperabile; A parte i molti che a suo tempo ci hanno lavorato ed i pochi che ancora ci lavorano, la maggior parte della cittadinanza non sa cosa ci sia, com’è, quanto è grande. I giovani non sanno che esiste.

Bene…IO LA VEDO COSI’:

  0.  La FAMOSA VIA ROMANA che collega Corso Garibaldi allo Scalo e alla Casilina

  1. DUE GRANDI PIAZZE POLIFUNZIONALI: la più grande dov’è l’attuale parcheggio Avio da cucire con Piazza Italia, l’altra “verde” sotto il Castello Vecchio ed il suo parco. Queste potrebbero essere due grandi cerniere, la prima cucitura.
  2. Una “POESIA” PSICOLOGIA E FUNZIONALE: riportare sulla collina interna alla fabbrica la CHIOCCIOLA del primo nucleo di Colleferro, le casette di Via Roma-Viale Savoia, a specchio, come se la “chiocciola” fosse la prima a rompere le barriere o a superarle per andare a prendere posizione all’interno del nuovo. un segno caratterizzante, ma chiaramente sviluppato in modo completamente diverso e contemporaneo: in acciaio, vetro, zinco, titanio, gomma, non tanti volumetti ma magari serpentine costruite con alta tecnologia. La loro destinazione d’uso ?…anche residenziale particolare.
  3. Il verde come collante tra “storia e futuro”, tra “città ed industria”. Diversi tipi di verde: il verde spontaneo, il verde progettato, il verde attrezzato. Legare il verde del parco del castello con la piana sotto di Via Latina ed il verde vincolato a bosco della fabbrica; davvero un serbatoio VERDE.
  4. Un ELEMENTO CURIOSO ma di grande impatto sull’intera città, un SEGNO FORTE è l’ASSE VERDE che si potrebbe creare: un boulevard, una PASSEGGIATA esclusivamente pedonale che potrebbe partire dal confine con la montagna di Segni, in alto a sud ed attraversare Bracchi, salire sul verde del castello, ridiscendere sulla piana di Via Latina, risalire sul bosco della fabbrica e giungere attraversando la piazza alle famose PAGODE, che diventeranno stupendo MUSEO.
  5. Un segno dovrebbe essere il percorso del nastro trasportatore, come un binario ferroviario al quale agganciare diverse carrozze.
  6. Un altro segno incisivo sulla città nuova, potrebbe essere un GRATTACIELO ORIZZONTALE, che si sviluppa a 10 metri d’altezza, a formare un grande ponte, che partendo da Viale degli Esplosivi, supera la collina verde, il bosco, e raggiunge anch’esso le PAGODE alle quali dovrebbe essere di supporto funzionale ospitando sala proiezioni, convegni, biblioteca, aule per musica, teatro, laboratori teatrali e cinematografici.
  7. Riuso di capannoni e locali che fanno parte dell’archeologia industriale, alcuni in buono stato, altri da ristrutturare e recuperare che potrebbero ospitare svariate funzioni culturali, ma anche artigianali e direzionali. In alcuni di questi, come del resto in molti altri luoghi, potrebbero costituire il set di fiction e sceneggiati televisivi dalle curiose location.
  8. Dietro l’attuale ASL e BIC, si potrebbe creare un asse longitudinale con torri di tre piani, un viale delle ricerche giovanili nelle arti: Viale DELLE BELLE ARTI, ogni torretta un’arte.
  9. IL PALAZZETTO DELLA FELICITA’: Contiene attività solo POSITIVE e FELICI.
  10. Una PIAZZA che scende dalla collina a diversi livelli terrazzati e con una forma sinuosa a seguire le   CURVE DI LIVELLO.
  11. LE PAGODE: dove una volta si lavorava rischiando ogni giorno la vita, oggi testimonianza del passato ma proiezione verso lo spazio ed il futuro.

Il documento e’ consultabile in pdf con mappa interattiva (download 8.5MB): L’area industriale dismessa? io la vedo così

 

 

8 commenti

  1. Per cominciare, anche se non strettamente legato all’articolo dell’architetto Felici, mi dispiace che AVIO/SECOSVIM abbiano dismesso parte del territorio aziendale, che per anni ha dato lavoro a molta gente del nostro comune e delle zone limitrofe, in questo modo si cancella una parte importante di quello che era il complesso BPD, nonché le potenzialità lavorative presenti sul nostro territorio!

    A proposito dell’articolo d cui sopra, effettivamente l’area è vasta e di cose se ne potrebbero fare moltissime, il progetto dell’Architetto Felici è interessante, anche se vedrei diversamente lo sfruttamento delle aree presenti.
    La Via Romana che collega il corso principale di Colleferro dovrebbe essere ripristinata, e non sarebbe male lasciarla e proseguirla fino all’attuale parcheggio Avio con i sanpietrini che la ricoprono in larga parte, così da mantenere un pezzettino di storia, ormai dimenticata con la dismissione di diverse attività industriali dell’ex BPD.
    Visto che la zona è molto verde anzichè mettere su nuovi edifici recupererei e costruirei solamente dove ci sono gli edifici dismessi dell’area AVIO (Snia/BPD), il resto sarebbe interessante svilupparlo come parco, anche perchè del territorio dove si ipotizza la riproposizione della chiocciola, si affaccia direttamente sullo stabilimento Italcementi e non penso che se “sviluppato in modo completamente diverso e contemporaneo” possa essere adibito a zona “residenziale particolare”.

    Nell’articolo si parla anche del “Parco del Castello”, è da anni che viene nominato, ma fino ad oggi l’unica cosa certa è il cartellone che pubblicizza le nuovissime abitazioni che verranno costruite, e di un fantomatico parco/zona sportiva; mi, e vi chiedo perchè fino ad oggi il Comune non si è impegnato nella creazione, nel recupero, e valorizzazione del Castello e di ciò che lo circonda?

    Per terminare mi piacerebbe porgere una domanda direttamente all’architetto Felici, che se non sbaglio è stato anche urbanista presso il Comune di Colleferro:
    “Perchè in una città relativamente moderna come Colleferro, per il recupero degli ex capannoni BPD dove ora risiede la ASL non si siano utilizzati materiali come zinco, acciaio, vetro e titanio, con un’architettura d’avanguardia, e ecosostenibile, senza l’utilizzo di colori tanto scenografici? È così difficile proporre e realizzare un’architettura moderna in un comune come il nostro?

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  2. Andrea Colaiacomo

    28/05/2012 @ 09:41

    Io vedrei bene via romana aperta al solo traffico ciclopedonale, skate e quant’altro non sia dotato di motore (neanche elettrico).

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  3. Rosamaria Chimisso

    29/05/2012 @ 00:00

    Vorrei ringraziare l’arch.Felici per aver voluto mappare il suo punto di vista(ogni disegno e’ sempre di grande stimolo. Ci ho pensato un po’ su e mi pongo delle domande:
    Siamo sicuri che vogliamo perdere il distretto industriale produttivo? Oggi esistono distretti industriali compatibili con l’ambiente che vengono usati dai cittadini per andarci a correre e passeggiare. Inoltre di cosa vivrebbe la nostra comunità’? Quello che viene proposto infondo e’ una monofunzionalita’ residenziale che non sarebbe sostenibile sotto il profilo economico tantopiu’ che l’offerta di case e diventata negli ultimi anni eccessiva. La chiocciola di case a schiera che noi conosciamo vive di rapporti di prossimita’ degli abitanti nel momento in cui essi hanno a disposizione del tempo libero, se gli,abitanti sono tutti pendolari di cosa vive una nuova chiocciola? perche’ dare una nuova forma al verde e poi cosi’ rigida? Nin va bene la forma che hanno i circa 14 ha di verde strutturato esistenti nell’area? Ho potuto visitare poche volte l’area e solamente in parte, ma a me attrae proprio cosi’ come essa e’. Una volta ci sono stata con una collega romana che e’ rimasta incantata. Forse va semplicemente risanata e va pensato quali attivita’ sono compatibili con la morfologia dei fabbricati esistente e sostenibili economicamente. Non riesco ad accettare grandi trasformazioni, sarebbe come perdere un campanile, una identità’. Li dentro c’e di fatto un centro storico negato, misterioso, con le storie e le leggende metropolitane, forse la nostra comunita’ se riesce a conquistarlo aumentera’ la propria autostima che attualmente e’ molto bassa. Comunque continuiamo a parlarne, se i progetti non sono largamente condivisi no hanno le ruote per camminare.

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  4. ROBERTO FELICI

    29/05/2012 @ 10:09

    Cari Rosamaria e i due Andrea, desidero ringraziarvi e complimentarvi con voi per gli appunti e le riflessioni che avete portato alla mia proposta di riqualificazione di parte della fabbrica BPD.
    Anche a me dispiace moltissimo che una fabbrica in cui in alcuni momenti hanno lavorato fino a 20000 persone oggi sia dismessa.
    Ma il quesito di oggi è quello della riqualificazione e del riuso. Che fare?
    Una realtà industriale con grandi valenze architettonico-urbanistiche!?
    Oggi Colleferro è rientrata a pieno titolo nel novero delle CITTA’ DI FONDAZIONE, e noi siamo in dovere di esaltare che li c’è il vero “GENIUS LOCI”.
    E’ necessario conservare quella testimonianza di una memoria collettiva storica di grande valore, anche emozionale.
    Il patrimonio archeologico industriale, e Colleferro ne è un validissimo esempio, è talmente significativo, che da qualche anno ci si lavora con la stessa attenzione dei centri storici.
    Oggi è molto forte l’ estensione dei concetti di bene culturale e bene paesaggistico al patrimonio di fabbriche storiche.
    Ci sono in europa, molti esempi di zone industriali recuperate e riusate con grande sapienza. Sono diventate nuove forze, nuovi volani, nuove energie per l’ intera città, e anche nodi di forte attrazione turistica.
    Occorre riflettere, pensare, progettare, e perche no anche SOGNARE.
    Ma prima di tutto, soprattutto per i giovani, occorre conoscere per appropriarsi della memoria storica, anche parlando con coloro che hanno vissuto la fabbrica.
    Per quanto riguarda la nota di Andrea sulla Via Romana, io l’ ho proprio considerata l’ asse funzionale e il collante tra le due parti di città, per farne un unica città; sarebbe bene che riscoprendo i sanpietrini sottostanti, possa essere solo pedonale e ciclabile.
    Molti edifici che io ho segnato con il numero 7, sono di grande pregio architettonico che dovremmo essere capaci di mantenere e riusare con delicatezza, per esempio il mio amore e entusiasmo per le famose PAGODE, mi hanno fatto sognare ragazzi con proprie attività culturali che possano muoversi liberamente dove una volta si produceva nitroglicerina, con grandi pericoli.
    Per quanto riguarda il concetto di Rosamaria Chimisso, che stimo moltissimo, anche per me il luogo è magico e non va violentato, ripeto che li c’ è la vera memoria, ma l’ esperienza di altri siti industriali dismessi e riusati mi ha portato a pensare che il tutto non puo essere mummificato, e ha bisogno di una grande polifunzionalità, che anch’ io ho cercato di offrire nel mio pensiero.
    Attivita culturali, di tempo libero, direzionali, artigianali e una parte di residenza, vanno equlibrate tra di loro per esaltare i luoghi , le colline, le gallerie, i capannoni, le piazzette, i boschetti.
    Tutto ciò con l’ amore verso materiali e architetture contemporanee come sottolinea Andrea: acciaio, titanio, alluminio, vetro, fibre di carbonio, che dialoghino con l’ esitente, con grande rispetto si, ma non scimmiottando ciò che esiste, bensi’ lasciando i segni della nostra contemporaneità come del resto è accaduto in ogni epoca.
    Per ora ringrazio e invito a continuare il dialogo per giungere ad un’ operazione architettonico-urbanistica che faccia grande la nostra città.

    ROBERTO FELICI

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  5. Maurizio Torbidoni

    02/06/2012 @ 06:10

    E’ importante si cominci a fare delle riflessioni sul futuro di questa città, che sembra ormai abbandota al destino di città della mondezza e dei rifiuti tossici onnipresenti. Ringrazio per questo l’architetto Felici che dà occasione per aprire un dibattito che io penso debba essere allargato a tutti gli aspetti di vita e di sviluppo della città, e che coinvolga le migliori menti presenti, quelle dei professionisti, quelle dei politici, quelle degli imprenditori, delle associazioni, delle organizzazioni di categoria, dei comitati civivi e di quartiere, dei semplici cittadini che hanno voglia, esperienza ed idee per mettere in campo una spinta innovativa che da troppo tempo manca e che sta facendo morire la città in tutti i sui aspetti. Detto questo, avendo anch’io avuto più volte occasione di far visita, per motivi professionali, ai luoghi dell’area industriale della BPD, adesso Avio/Secosvim, ed avendone ammirato la bellezza derivante dal tanto verde e dai tanti animali selvatici che vi si possono osservare anche solo facendo un veloce giro in auto per raggiungere i luoghi nei quali ho installato qualche impianto di test per le attività produttive di Avio, vorrei veramente che quei luoghi, ormai in gran parte abbandonati dall’industria, venissero restituiti alla friuzione della città. Questo passaggio deve avvenire certamente di concerto con l’impresa che ne ha i diritti di utilizzo, ma non può essere un momento di ulteriore subalternità a meri interessi di realizzo come spesso, anzi quasi sempre, è accaduto in questa città, dove con il ricatto della perdita del posto di lavoro (che poi è stato perso comunque), si è fatto il bello e il cattivo tempo senza mai programmare alcunchè nel campo urbanistico che non fosse il mero accoglimento degli interessi di questo o quell’imprenditore, in barba a qualunque desiderata o aspirazione dei cittadini e dello sviluppo armonico della città. Non entro nel merito del progetto dell’Arch. Felici, in quanto non basterebbero poche righe su questo post, apprezzo però lo sforzo e vorrei che si possa aprire un tavolo di discussione per promuovere un progetto di recupero nella fabbrica abbandonata dei siti industriali per la realizzazione di strutture ricettive, culturali e industriali/commerciali (eviterei di realizzare ulteriore edilizia abitativa vista la gran quantità di immobili residenziali in vendita nella città), integrate in un parco naturale fruibile da tutti, preferibilmente chiuso al traffico, se non ad eccezione di una unica via stradale che colleghi perifericamente la città con la zona edificata.
    Cordiali saluti,
    Maurizio Torbidoni, Italia dei Valori Colleferro

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  7. carlo ciambriello

    21/07/2013 @ 10:59

    ciao roberto,
    non mi intendo molto di riqualificazione urbana quindi avrei piacere se si potessero organizzare tavoli tematici esplicativi e portare per mano quanti come me hanno bisogno di essere accompagnati. una cosa però vorrei sottolinearla: nei diversi progetti visti negli anni, mai nessuno ha pensato di inserire in queste proeizioni strutture residenziali per anziani, tipo case per ferie e quindi non necessariamente sanitarie, ma alberghiere, basse, tutte piano terra, con servizi polifunzionali dove la cittadinanza oltre che i familiari degli ospiti possano trascorrere momenti socializzanti; sale ballo, sale forum, sale teatro ed altro gestito da cooperative aperte. ciao

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