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LA MITITICA STORIA DELLA BPD COLLEFERRO CALCIO_9

L’acqua mi lambiva la bocca e solo per fortuna non morii affogato. Caslini anche se dolorante per le ferite, uscì per primo dai rottami e fermò le macchine che portarono i feriti all’ospedale.

All’appello mancavo io e di corsa vennero indietro e mi ritrovarono i pompieri in mezzo alle spine. Il povero autista, una persona anziana, era il più grave, gli altri se la cavarono con poco. Intanto io non sapevo niente della morte di Maurizio, mi avevano nascosto la notizia, ma il giorno dopo verso le 13, un visitatore senza volerlo me la confidò. Rimasi impietrito dal dolore.

Ero particolarmente attaccato a Maurizio, in quanto nati, vissuti nella stessa città e cresciuti nel medesimo ambiente sportivo. Natali aveva solo cinque anni più di me. L’incauto informatore fu aspramente rimproverato dai presenti.

Qualche ora dopo fu fatto il funerale: una folla immensa. La testa del corteo era sotto l’ospedale e la coda ancora a piazza Italia. Le infermiere cercarono inutilmente di strapparci dalle finestre. Tutta Colleferro e dintorni stava sotto di noi, muta nel grande dolore. Era morto un amico, un parente stretto, un idolo. Dopo la morte di Maurizio niente sarebbe stato più come prima. La vita per fortuna continuò e riprendemmo a giocare con il lutto al braccio e la morte nel cuore.

Venne a farci visita anche Baby Pignatari. Lo accompagnava Linda Christian, già moglie di Tyron Power, indimenticabile protagonista insieme a Rita Haywort di “Sangue ed Arena”. Mi sorpresero mentre dormivo e non mi vollero svegliare. Quando lo seppi protestai e l’attrice, quando venne a conoscenza del mio rammarico, tornò apposta per me.

Quall’anno fu proprio nero. Alla fine di ottobre avevo già perso anche mio padre. Lo avevo lasciato influenzato con l”asiatica”, una febbre che aveva messo a letto mezza Europa. Eravamo andati a Marsala dove perdemmo per 3-0. La triste notizia me la comunicarono a fine gara e quando, dopo due giorni tornai con il treno, mio padre non c’era già più. Non feci in tempo a partecipare neppure ai funerali.

A MAURIZIO

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Ci lasciasti con la stessa rapidità

Con la quale giocavi e smistavi il pallone

Ora seguiti a giocare, giovane Campione,

Sui campi eterei dell’Eternità

Con indosso la maglia rossonera

Che ti mettemmo accanto alla bara

La numero undici a te tanto cara

Bagnata dal pianto di quella sera

Lassù giochi in pace con serenità

L’anima non ha corpo ma solo il nome

Sarai tu, Maurizio, l’angelo Campione

A vegliare sui colori della città

E quando l’ora della sorte

Ci condurrà a te vicino

grati saremo al Divino

e benediremo la morte…!

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I COMPAGNI DI SQUADRA

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