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LA MITICA STORIA DELLA BPD COLLEFERRO CALCIO_6

La settimana successiva, esattamente il 10 giugno 1955, ci fu la gara di ritorno nel nostro campo. Peccammo di presunzione e fummo puniti. Con la vittoria a Siena ci eravamo illusi e sopravvalutati; pensavamo che dei toscani avremmo fatto polpette e invece non fu così, perché ne primo tempo ci misero sotto con grande disappunto del nostro pubblico che, nonostante ciò, ci incitò dal principio alla fine. Scaduto il primo tempo, tornammo negli spogliatoi con una rete sul groppone. Masetti era su tutte le furie e Riccardo Parodi ci fece vedere le casse di champagne già pronte per brindare alla vittoria o, alla peggio, al pareggio, che comunque ci avrebbe consentito il passaggio. Si trattava di buttare alle ortiche un intero anno di lavoro e di primato.

Nel secondo tempo la musica cambiò. Piano piano riprendemmo le fila del gioco e si finì con il giocare ad una porta sola, quella del Siena che sembrava inviolabile e stregata. I toscani si ostinavano a non capitolare finchè il pallone, calciato da Natali, passando tra un’incredibile selva di gambe, superò la linea di porta del Siena. Non credevamo ai nostri occhi e fu la fine di un incubo. Difendemmo quel pareggio con tutte le nostre forze.

Finalmente, dopo un paio di tentativi andati a vuoto, la BPD Colleferro approdava nella tanto agognata serie C. Nel Lazio dopo la Roma e la Lazio veniva la BPD Colleferro. Un’impresa storica che la città festeggiò per tre giorni.

L’appetito vien mangiando ed i dirigenti vollero dare la scalata al titolo di campione d’Italia. Al contrario noi giocatori non vedevamo l’ora di andare in vacanza. Nel centro Italia avevamo vinto noi ed il Molfetta era il campione del Sud.

La prima partita fu giocata fuori casa e pareggiammo 0-0, a Colleferro vincemmo per 1-0. Non rimaneva adesso che affrontare il Maestrina, vincitore del Nord. Questa volta lo spareggio si fece a Roma, allo stadio Flaminio, che allora in ricordo della grande squadra di Mazzola, si chiamava Torino. Lì, incredibilmente, di fronte ad un pubblico amico ma esterrefatto, nel primo tempo eravamo sotto di tre reti: stanchi ed in profonda crisi di appagamento.

Masetti quasi si strappava le vesti, tanto più che era presente Bernardini, allora selezionatore della nazionale. Nel secondo tempo, incoraggiati dal generoso pubblico, stavamo chiudendo la partita per 4-3 con una rete mia e tre dell’indemoniato Prenna. Alla fine si pareggiò con un rigore a favore dei veneti. Il giorno dopo ci fu lo spareggio nel campo della Romulea e pareggiammo 1-1. Eravamo ormai alla metà di Luglio, stremati e con la nausea del pallone. La scelta della monetina fu una liberazione per tutti. Anche li grazie allo stellone di Ricci, che per noi presenziò al sorteggio, la fortuna si schierò dalla nostra parte.

Quell’anno oltre all’ingresso nella serie superiore fummo anche campioni d’Italia.  I dirigenti premiarono tutta la squadra: io ebbi un premio in più da parte dei tifosi: la medaglia d’oro.

CONTINUA…

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