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LA MITICA STORIA DELLA BPD COLLEFERRO CALCIO_5

La data dello scontro con il Siena si avvicinava e finalmente partimmo per il ritiro a Chianciano. Andammo a Siena il venerdì precedente la partita. Prendemmo posto in un bell’albergo a due passi dallo stadio. La sera della vigilia da Colleferro ci arrivarono notizie che laggiù stavano succedendo cose turche. C’era un gran fermento e la tifoseria era in mobilitazione generale. S’era organizzato un treno straordinario e una decina di autobus erano già pronti a partire.

La mattina seguente, di buonora, davanti al piazzale dell’albergo, l’avanguardia della lunga carovana era già li con trombe, bandiere, campanacci ricavati dai bossoli di cannone che venivano fabbricati proprio nei cantieri della BPD, megafoni costruiti dai bravi lattonieri dello stabilimento e con tutto ciò che poteva fare strepito.

Ci svegliammo e dalle finestre riconoscemmo Morgia e Prata, capi della tifoseria, fasciati con le bandiere rossonere. Il resto sarebbe arrivato di li a poco.

Oltre al treno straordinario ed agli autobus, i tifosi si spostavano con tutto ciò che si muoveva: motociclette, vespe, lambrette, macchine private e chi più ne ha più ne metta. Colleferro si era svuotata e a casa erano rimasti i vecchi, i bambini ed i malati. Numerosa la compagine femminile. A qualche giocatore venne giù una lacrima.

Ormai ci avevano svegliato e rimanemmo alla finestra ad ammirare lo spettacolo che ci offrivano i tifosi che, ad ondate successive, arrivavano da Colleferro. Quando giunsero anche quelli del treno e quelli dei pullmans, il piazzale sottostante era gremito ed offriva un colpo d’occhio emozionante.

Scendemmo per la colazione e dopo tutti nel salone principale per le istruzioni di Masetti. A Varutto l’allenatore raccomandò di giocare la palla come sapeva fare lui. Nel Siena c’era un giocatore (Emiliani) che aveva le stesse caratteristiche della nostra mezz’ala ecioè intelligenza, tecnica, controllo di palla, visione di gioco. Quindi se Varutto avesse giocato una palla in più del suo sosia, la vittoria sarebbe stata nostra. E così fu.

Dopo pranzo una passeggiatina e poi in campo dove i tifosi nostri cantavano in coro e facevano schiamazzi. Dalla nostra città erano giunte duemila persone che sembravano cinquemila, quanti erano gli sportivissimi toscani. Sugli spalti colleferrini si erano ammassati tutti da una parte e quando entrammo in campo le ovazioni arrivarono alle stelle.

Segnammo i primi con Prenna al quarto d’ora del primo tempo quando le squadre ancora stavano studiandosi. La segnatura piegò le gambe ai senesi. Masetti mi aveva assegnato la maglia numero nove, nel tentativo di confondere le idee all’allenatore toscano. Non gradivo gli avversari che mi anticipavano e, questa volta, il mio rivale diretto mi aspettava in zona. Fu per me andare a nozze e questo per lui fu l’inizio della fine. Mi buttavo la palla in avanti e lo superavo in velocità. il Siena subiva ma, ma alla mezz’ora, inaspettatamente, su calcio di punizione riuscì a raggiungere il pareggio.

Nella ripresa, dopo fasi alterne, si arrivò al 20° quando il portiere del Siena si scontrò con Pasterino, suo compagno di squadra, e uscì a vuoto e, per me , dopo aver lasciato di stucco il mio angelo custode, fu facile portare i rossoneri in vantaggio. A quel punto il Siena si afflosciò e rimase soggiogato dalle nostre triangolazioni. La partita terminò e così negli spogliatoi ci abbandonammo a scene di grande entusiasmo.

Masetti ci richiamò alla realtà, dicendoci che prima di passare il turno c’era da disputare la gara di ritorno ed i nostri avversari non erano da prendere sottogamba.

Ripartimmo da Siena con una grande speranza nel cuore e tra i complimenti dei nostri avversari. I tifosi rossoneri scortati dalla polizia fino alla stazione, lasciarono la città rumorosamente, ma in modo civile e disciplinato.

CONTINUA…

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