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LA MITICA STORIA DELLA BPD COLLEFERRO CALCIO_4

Nel nostro girone c’erano squadre temibili, ma quelle che ci potevano sbarrare il passo erano quattro o cinque e cioè la Torres di Sassari, l’Annunziata di Ceccano, la Ternana, l’Aquila ed il Chinotto Neri di Roma.

Partimmo a razzo ( memorabili i derby della Ciociaria con l’Annunziata ) ma la Torre ci seguiva a ruota e quando  nel girone di andata andammo a Sassari riuscimmo a pareggiare a fatica (1-1).

Nel girone di ritorno la Torres era ancora lì, distanziata di appena due punti. Quindi grande attesa nella partita di ritorno che si giocava a Colleferro. Chi vinceva lo scontro diretto avrebbe messo una buona ipoteca sulla vittoria finale. I nostri avversari (Serramigni, Lini, Balestri e soprattutto Lepri) erano giocatori che con la palla esigevano grande rispetto. Arrivò il giorno fatidico e Masetti ci catechizzò più del solito. La tifoseria era tutta mobilitata. Lo stadio si riempì in ogni ordine di posti. La tribuna stampa nutritissima.

Masetti grande allenatore ma soprattutto grande psicologo, usava un modulo di gioco a doppia M, corrispondente a 1,3,2,3,2 e cioè il portiere, tre difensori, due mediani, tre centrocampisti e due attaccanti. Di punta giocavo io e Prenna, quest’ultimo infallibile di testa e con un’elevazione straordinaria. Non falliva un colpo. Sui calci d’angolo, magistralmente tirati da Varutto, io mi piazzavo sul primo palo e lui sul secondo. La palla o la prendevo io o la prendeva lui. Quando Varutto lanciava “le punte” noi dovevamo correre sempre; anche quando i passaggi erano imprecisi. il nostro scatto costringeva l’avversario diretto a venirci appresso e quindi a sfiancarsi.

Con la Torres, in un campo ridotto ad acquitrino e con una pioggerella insistente, mettemmo subito sotto i sardi, tanto che al venticinquesimo del primo tempo già vincevamo per 2-0 con un goal di Natali e Prenna. Sembrava una passeggiata, ma ai primi minuti del secondo tempo, l’arbitro assegnò un rigore alla Torres che Serramigni concretizzò in goal spiazzando il pur bravo Filippi. Gli avversari a quel punto mutarono il comportamento, sembravano dei drogati e ci fecero ballare per un buon quarto d’ora. La partita si fece dura e pericolosa. Sul campo c’era l’inferno e sugli spalti cominciò ad echeggiare qualche fischio. Gli avversari sempre più ardimentosi si spinsero più di una volta dalle parti di Filippi che si fece apprezzare su tiri di Lepri e compagni. I sassaresi diventarono sempre più cattivi e fuori dal campo cominciò a volare qualche cazzotto. Lini venne ripetutamente “sfottuto” dal pubblico e ad una sua reazione l’arbitro lo spedì negli spogliatoi. Difendevamo il 2-1 con le unghie e con i denti finché su un calcio d’angolo battuto, come al solito in modo magistrale da Varutto, mi capitò la palla buona per assicurare il 3-1. La paura era finita e terminammo la gara con un trionfo.

La domenica successiva, la Torres, ormai demoralizzata per aver fallito la lunga rincorsa, andò a perdere anche a Roma con l’Artiglio S. Lorenzo, che era uno degli ultimi in classifica. Il vantaggio aumentò, guadagnammo altri due punti e ormai il campionato era quasi finito. La vittoria finale fu nostra. La festa fu grande e la dirigenza della BPD tramite l’economo, ragionier Pagliei, ci premiò adeguatamente.  Ma non era finita: per andare in serie C dovevamo affrontare il Siena che, a sua volta, aveva vinto il campionato nel girone Centro Nord.

Gli allenamenti si intensificarono ed alle nove del mattino già eravamo sul campo. Il pomeriggio: atletica. Per ossigenarsi si andava a Segni a piedi. Per i divertimenti non c’era tempo ed io, abituato al regime spartano del collegio di Bergamo, non ne sentivo la necessità. Preferivo restare nella mia cameretta a riposarmi ed a leggere qualche buon libro.

CONTINUA…

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