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LA MITICA STORIA DELLA BPD COLLEFERRO CALCIO_3

Sono nato a Gorle a pochi passi da Bergamo nel 1930. A tre anni sono rimasto orfano di padre, che durante la Guerra Mondiale aveva contratto una malattia che poi risultò fatale. Quando avevo undici anni persi anche la mamma ed i miei parenti mi chiusero in collegio, a Patronato S.Vincenzo di Bergamo. Erano gli anni della seconda guerra mondiale, i viveri scarseggiavano per tutti e specialmente per noi collegiali. Imparai un mestiere, il tipografo ma, soprattutto, imparai a giocare a pallone, tant’è che, durante l’estate degli anni cinquanta, partecipai al Torneo di Bar, che si svolgeva nella città di Bergamo.

Alle gare partecipavano anche giocatori che poi divennero famosi: Annovazzi del Milan e della Nazionale, Achilli dell’Inter e qualche volta, in azzurro anche lui, Lorenzi detto Veleno, nazionale assieme ad Amadei.

Fui Notato dai dirigenti del Seregno, che allora militava in serie C. Il presidente mi volle in squadra. Intanto avevo cominciato a lavorare come tipografo e nel collegio, dove rientrao ogni sera, mi avevano assegnato una stanzetta.

Partii per il servizio militare e fui inviato a Verona come aviere. Fui selezionato per il Torneo Nazionale dell’Aeronautica che si svolgeva a Pisa. Fui ritenuto la migliore mezz’ala del torneo e fui notato da Masetti, ex portire della Roma, che in quel periodo allenava il BPD Colleferro, militante nella IV serie del Centro Italia. A luglio del 1954 mi chiamò il presidente del Seregno, che mi aveva preso a ben volere e mi chiese se fossi disposto a trasferirmi a Colleferro, una città a sud di Roma. Prima di allora non sapevo neanche dove si trovava quella città, ma pur di liberarmi della prigionia del collegio, sarei andato in capo al mondo. Il presidente del Seregno volle tenermi compagnia ed insieme prendemmo il “Settebello”; ci presentammo a Colleferro dopo essere passati per Roma. Il treno così veloce e così lussusoso, mi fece una grande impressione, soprattutto rimasi emozionato di fronte all’architettura ardimentosa delle stazione Termini che era stata inaugurata qualche anno prima. Qualcosa mi diceva che stavo iniziando un’avventura che avrebbe cambiato la mia vita e che, come dicono a Roma, stavo “svoltando”.

A Colleferro il primo impatto non fu molto positivo. Faceva un caldo soffocante e quella che mi avevano detto essere una cittadina, mi apparve un paesone. Non c’era niente di attraente. In direzione BPD non ci ricevettero subito:  il dottor Trentino era impegnato in commissione. Facemmo quattro passi alla ricerca di un bar e andavo convincendomi che quel posto non faceva per me; a piazza Italia mancava perfino l’asfalto. Per andare in direzione si doveva rasentare il campo sportivo. Assieme al presidente del Seregno fummo tentati di dare uno sguardo agli impianti sportivi e mi innamorai a prima vista degli spogliatoi e del terreno di gioco, soffice come un tappeto.

Il dottor Trentino fu molto sbrigativo e subito mi fece firmare il contratto che per me fu molto allettante. A quei tempi un operaio in un anno percepiva quello che io portavo a casa in soli due mesi. La direzione della fabbrica, pur di avere una squadra prestigiosa e competitiva, non badava a spese. L’affare fu fatto soprattutto dal presidente del Seregno, che al ritorno mi firmò un bell’assegno con molti zeri. Non avevo visto mai tanti soldi e mi concessi subito una vacanza a San Remo.

Con quello che mi rimase in tasca avrei potuto comprare un appartamento. I soldi mi facevano comodo ma in quei tempi si giocava più per passione che per interesse.

Oggi al contrario il calcio è diventato un fatto economico. Si paga per imparare a giocare e quando si sanno dare quattro calci, subito, si chiedono i soldi. Ecco perché oggi c’è tutto questo veleno e violenza nel calcio. Giocatori che vengono picchiati dentro e fuori dal campo: i giornali sono pieni di questi tristi episodi.

Ma ritorniamo alla magica BPD Colleferro.

Finita la vacanza tornai subito a Colleferro dove, già ai primi di agosto iniziammo gli allenamenti. Oltre ai giocatori citati, ritrovai Consonni, che già avevo conosciuto al torneo dei Bar di Bergamo. Con Guasco, altro calciatore da me già   conosciuto, dividevo una cameretta in un appartamento di piazza Mazzini. La tifoseria colleferrina era delusa in quanto, qualche mese dopo, aveva perduto lo spareggio con il Bari, per la promozione in serie C. Il dottor Trentino, ma soprattutto Masetti, ci dissero che questa volta non si doveva fallire nel raggiungere l’obiettivo.

CONTINUA…

Un commento

  1. Giuseppina (PIna) Tome'

    24/10/2015 @ 06:20

    Si è  interessante il racconto!!! bravo lo scrittore!! Chissa’ chi è’ ????

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