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LA MITICA STORIA DELLA BPD COLLEFERRO CALCIO_2

Quando il Colleferro vinceva – e questo succedeva quasi sempre, il dottor trentino si abbandonava a piccoli gesti di generosità. Una simpatica popolana di Montelanico, con diversi figli a carico, avendo scoperto il debole del dottore, ogni lunedì mattina si presentava di buonora in direzione per ricevere il regalo sperato (poche centinaia di lire). Invece se i rossoneri perdevano o pareggiavano, la furbacchiona spariva e si ripresentava alla prossima vittoria. Questa signora, ogni domenica mattina si confessava e si comunicava affinché…”le palle del dottor Trentino andassero bene“. Testuali parole della citata signora.

Quindi una compagine formidabile, compatta, affiatata e superbamente allenata da Masetti, ex portiere della Roma.

Masetti era uno stratega del pallone e sapeva disporre in campo, in modo sapiente, i giocatori al posto giusto. Già cinquant’anni fa aveva inventato tattiche che, oggi , vanno tanto di moda. In porta Filippi aveva preso il posto di Faticoni, trasferitosi in Toscana. Filippi era un portiere dalle uscite ardimentose e pazzesche. La porta da lui difesa era per gli avversari chiusa come una saracinesca. Non si passava né con i tiri da lontano e tantomeno con quelli a distanza ravvicinata. Era un tigrotto e con balzi fulminei rubava la palla tra i piedi degli avversari. Le sue lunghe braccia bloccavano il pallone come una morsa. Dal lontano Veneto si è definitivamente e felicemente sistemato a Colleferro.

Nelle retrovie due terzini rocciosi e insuperabili: Garzia e Ricci. Schiuma, difensore centrale, allora centromediano, nella sua metà campo non faceva beccare palla a nessuno. Il pallone quando arrivava dalle sue parti aveva finito la sua corsa, era giunto al capolinea e rapidamente, con le buone o con le cattive, doveva ritornare indietro. Biglino, sulla linea mediana, assieme a Brusadin, macinava chilometri su chilometri. Questi due mediani avevano l’argento vivo in corpo e rifornivano l’attacco di palloni che spesso finivano alle spalle dei portieri avversari.

All’attacco erano tutti pericolosi. Nell’ala destra Giannone era un leprotto, imprendibile. Svelto come un gatto, sgusciava tra le gambe dei difensori. Era una spina nel fianco delle difese avversarie. Varutto si piazzava a tre quarti di campo e distribuiva, con una calma olimpica, palloni a destra e a sinistra, che arrivavano a destinazione con precisione millimetrica. Era un pigro, correva poco, faceva viaggiare il pallone e tutto il gioco ripartiva da lui. Aveva un fisico da bambolotto. a vederlo vestito, tutto poteva sembrare fuorchè un atleta, ma con il pallone tra le gambe, cacciava gli artigli e nessuno riusciva a rubargli la sfera che doveva arrivare dove diceva lui. Al centro Chiaretti era un castigamatti. Un panzer dal tiro formidabile, da spaccare i paletti. Sapeva solo tirare in porta e spesso faceva centro. Dopo di lui venne Prenna, talmente bravo che dal Colleferro andò a finire in serie A.

A sinistra il mitico Andrea Caslini, il quale non appena prendeva palla si lanciava all’attacco seminando il panico tra gli avversari ed all’altezza della bandierina operava un traversone preciso e violento che per Chiaretti, Prenna e compagni era un gioco da ragazzini deviare in porta segnando. Giocatore tecnico e vigoroso, che dopo la sua carriera calcistica, sceso a Colleferro dalla lontana Bergamo ha messo radici nella nostra città. All’ala sinistra c’era un segnino verace, un giocatore imprendibile che con le sue serpentine ubriacava gli avversari: Corso detto Pallocchitto. Il suo posto venne preso da Maurizio Natali, giocatore veloce e poderoso, deceduto giovane, in seguito ad un incidente stradale e rimpianto da tutto Colleferro. A lui fu intestato lo stadio in seguito trasformato in parcheggio. Una profanazione, uno schiaffo ai sentimenti sportivi dei colleferrini. Nella penna mi è rimasto forse qualche altro giocatore che meritava di essere citato: Andrea al quale passo la …palla, penserà a ricordare tutti dettagliatamente e ci farà rivivere quella meravigliosa stagione sportiva. Oltre al racconto di Andrea Caslini, questa storia si è avvalsa dei ricordi di altri protagonisti.

CONTINUA…

 

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