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LA MITICA STORIA DELLA BPD COLLEFERRO CALCIO_1

A Colleferro, la storia della squadra di calcio merita di essere raccontata. Abbiamo preso in considerazione gli anni d’oro che coincidono con la promozione in serie C, gli anni dell’ingaggio di Caslini, in cui la mitica squadra, dalle maglie rossonere, vinceva tutto nel suo girone di IV serie ed era sempre in testa alla classifica, dalla prima all’ultima giornata, con qualche piccola eccezione.

Per passare il turno ed essere poi promossa in serie C, memorabili restano gil spareggi con il Prato, il Piombino, il Bari e quindi con il Siena. In queste occasioni tutta Colleferro si mobilitava. per le predette località si organizzavano treni straordinari. Un’intera città e i paesi del circondario vivevano, soffrivano, gioano per i suoi beniamini. I nomi di Filippi, Caslini, Schiuma, Biglino, Brusadin, Prenna, etc. erano sulle bocche di tutti. Non si parlava d’altro, anche perchè il paese non offriva altre attrazioni oltre al cinema. Pochi avevano la possibilità di andare a Roma a vedere le partite. Solo in occasione degli incontri internazionali alla radio si ascoltava Niccolò Carosio. Con lui la partita, oltra ad ascoltarla, avevi l’illusione di vederla, tanta era la sua capacità di descrivere le azioni in campo.

A Colleferro, oltre alla partita, per chi poteva spendere, si andava al cinema, come detto, o al Vittorio Veneto dei fratelli Furlan, giù al “Colosseo”, o al BPD in piazza Italia, o da Don Umberto al cinema parrocchiale. Le sale cinematografiche era piene fino all’inverosimile. Molte persone i film li vedevano in piedi, ammassati come sardine. Quando proiettavano pellicole di grande successo come “Per chi suona la campana” con Gary Cooper ed Ingrid Bergman bisognava fare la fila che arrivava fino al negozio di Maffucci.

Si era nel periodo della ricostruzione, dopo una guerra disastrosa che come un uragano era passata anche a Colleferro. La gente dopo quattro anni di sofferenze, lutti, paure, sacrifici di ogni genere, aveva voglia di dimenticare, stare assieme e divertirsi. Alle feste patronali di S.Antonio, S.Barbara e S.Gioacchino, giù allo Scalo, nelle piazze non ci si entrava. Le sale da ballo erano affollatissime. D’estate si apriva la pista dell’Orchidea Bianca, su al Murillo, e si organizzavano gare di bellezza con l’elezione delle Miss. D’inverno si ballava al CRAL, al circolo culturale ed alla mensa degli impiegati. In quest’ultimo locale si entrava solo per invito. Libero accesso avevano, naturalmente, i sempre acclamati calciatori. In quei locali solo i periti industriali ed i suddetti calciatori erano sicuri di ottenere risposta positiva all’invito al ballo, gli altri facevano da spettatori e contribuivano ad arricchire la tappezzeria.

Colleferro allora contava nove o diecimila abitanti, ma si costruiva a tutto campo: al piano Fanfani, sopra al “Colosseo”, a Valle Purera, a Piazza Gobetti, sopra al Murillo ecc. I palazzi crescevano come funghi. C’era il boom in tutto anche nell’economia. Tra qualche anno la lira italiana prenderà l’Oscar delle monete. Agnelli motorizzava l’Italia. La nostra città si riempiva di Segnini, Carpinetani, Artenesi, Ciociari, ecc. Dalla città di Fermo, nelle Marche, venivano a Colleferro, assunti dalla BPD, decine di periti industriali. Erano affluite maestranze dal Piemonte, Lombradia, toscana e chi più ne ha più ne metta.

Nunzio, ex comandante dei vigili urbani, mi ha raccontato come fecero i suoi genitori ad arrivare a Colleferro, per caso. Una storia bellissima: giovani sposi, volevano raggiungere una città del Nord, in cerca di lavoro e di fortuna. Sbagliarono mezzo ed invece di prendere la direttissima e cioè Napoli-Formia-Roma salirono sul treno che passa da Cassino. Lungo la strada la gente aumentava ed i vagoni erano affollatissimi. Arrivati a Colleferro scesero tutti e nello scompartimento rimasero soli. Capirono che in quella località c’era tanto lavoro ed, in pochi secondi, presero una decisione che cambiò la propria vita. Scesero anche loro in una città sconosciuta, dove piantarono le tende e vissero felici e contenti.

Dunque dopo la guerra, riprendeva la vita ed in questo clima di entusiasmo e speranze, ricominciò a muovere i primi passi la magica squadra di calcio, che in breve tempo divenne famosa nel Lazio e in tutta Italia.

Una ventina di anni fa mi trovavo in vacanza  in Calabria, vicino a Catanzaro e seppi che la Lazio veniva colà a disputare una partita di coppa Italia. Allo stadio quando seppero che ero di Colleferro, mi circondarono per parlarmi della BPD calcio che non veniva quasi mai sconfitta e che se qualche volta rimaneva sotto per una o due reti, a Colleferro il giorno dopo era un mortorio. Lutto cittadino. Il dottor Trentino, dirigente di fabbrica e presidente della squadra, diventava di pessimo umore, non riceveva nessuno e se qualche malcapitato riusciva a superare lo sbarramento, prima di entrare in stanza era meglio si fosse fatto il segno della croce con la mano mancina.

CONTINUA…

 

3 commenti

  1. giancarlo peccinetti

    25/06/2012 @ 07:16

    Eccezionale ! Lo scorrere degli eventi vissuti da me ( quasi) con semplicità e verità impressionante.

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  2. piero capogrosso

    17/01/2017 @ 17:38

    Solo chi ha vissuto quel periodo romantico del calcio italiano può capire ed apprezzare quel B.P.D.
    Era una SOCIETA’ di Uomini con il sospensorio!
    Vi saluto.

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