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INIZIATIVE DI RE.TU.VA.SA PER SALVARE IL CASTELLO

Il Castello Vecchio di Colleferro

“Il castello di Colleferro e la sua collina sono in grave pericolo: il progetto della ditta Furlan, che il comune si appresta ad approvare, prevede la cementificazione della collina e la trasformazione in albergo del castello.”  recita il comunicato stampa di ReTuVaSa.

L’appello prosegue: “Pensiamo che sia ancora possibile fermare questo scempio, soprattutto unendo forze, idee e creatività.

A tale proposito abbiamo pensato di vederci LUNEDì 2 LUGLIO ALLE 21 PRESSO I GIARDINETTI DI PIAZZA ITALIA per scambiarci idee, punti di vista e ragionare insieme su eventuali iniziative di sensibilizzazione della cittadinanza e di opposizione a questo disastroso progetto.

Per chi non conoscesse bene la storia del castello, e volesse saperne di più su questo progetto
(tutta la documentazione relativa è scaricabile dal sito internet del Comune di Colleferro, http://www.comune.colleferro.rm.it/archivio6_albo-pretorio_0_3510_0_1.html),
proponiamo qui un breve riassunto.

LA STORIA.

Le fonti archivistiche e gli studi condotti sui caratteri architettonici dell’edificio inducono a individuarne la prima fase edilizia alla metà del XIII secolo.

Il castello faceva parte di uno dei più importanti sistemi difensivi del Lazio Meridionale, strettamente legato alla famiglia dei Conti di Segni, finalizzato al controllo di ampie porzioni di territorio attraverso le vie Latina e Labicana con i castelli di Montefortino, Sacco e Piombinara. D’altra parte, il rinvenimento di materiali risalenti all’VIII secolo farebbero supporre la presenza di un insediamento più antico. L’unico punto fermo è la data di distruzione, avvenuta nel 1431 ad opera delle milizie mercenarie capeggiate da Jacopo Caldora in seguito alle contese tra le famiglie Conti e Colonna.
Il materiale d’archivio riguardante la fase successiva alla distruzione permette di ricostruire i passaggi di proprietà tra le famiglie dei Conti di Segni, dei Salviati e dei Doria Pamphili, ultimi proprietari del castello rivenduto poi negli anni ’50 alla famiglia Sbolgi. La proprietà attuale è della famiglia Furlan.

E ADESSO?

Attualmente l’area del castello è sottoposta a vincolo paesaggistico in quanto bene avente valore di testimonianza dei caratteri identitari, archeologici e storici (art. 134 c.1c D.lgs. 42/04; art. 13 c. 3a L.R. 24/98). Sulla medesima area ricade anche il vincolo cimiteriale (esteso secondo il vigente P.R.G. ad una fascia di 200 m intorno al cimitero comunale).

IL PROGETTO APPROVATO DAL COMUNE.

L’attuale progetto riguardante l’area del Castello Vecchio si fonda su un baratto: il privato è disposto a cedere il Castello e PARTE dell’area verde
SOLO A CONDIZIONE DI POTER EDIFICARE 9 PALAZZINE dotate di garage privati e vie carrabili IMMEDIATAMENTE A RIDOSSO DEL CASTELLO STESSO.

L’iter che ha portato alla formulazione dell’attuale progetto comincia nel 2009 e ha ricevuto, oltre a varie osservazioni critiche da parte delle commissioni preposte (Regione, Provincia, Soprintendenze), anche il parere contrario della Commissione Edilizia Comunale (8 maggio 2012, verbale n. 4) che ha rilevato pesanti critiche sotto diversi punti di vista.
Ma, nonostante i pareri negativi dati dai diversi organi competenti, il Consiglio Comunale ha approvato la rimodulazione del progetto in data 11 maggio 2012 (deliberazione C.C. n. 26) specificando che pur ritenendo teoricamente fondate le osservazioni della Commissione Edilizia, i vantaggi derivanti alla collettività risulteranno senza dubbio di molto superiori al “sacrificio” di una modesta porzione di verde, periferica rispetto al castello e nella posizione più bassa possibile, tanto che la cosiddetta caratteristica del “cucuzzolo” non viene meno visto anche che intorno al Castello verrà creata un’ampia zona verde, finalmente fruibile dalla collettività che avrà anche l’opportunità di usufruire dei servizi del castello.

MA E’ DAVVERO COSì? VEDIAMO PER BENE IL PROGETTO.

1. Il Piano consiste in una suddivisione dell’area che prevede:

65.000 m2: totale area parco + castello
78.732 m2: superficie territoriale del lotto da edificare.

È evidente la SOSTANZIALE e DRASTICA RIDUZIONE dell’AREA VERDE che oggi circonda il castello, gran parte della quale verrebbe IRREVERSIBILMENTE cancellata e destinata ad uso residenziale privato.

2. Tale edificazione è resa possibile mediante una serie di “aggiustamenti” all’assetto giuridico dell’area, in particolare la variante urbanistica al P.R.G. e la riduzione dell’area sottoposta a vincolo cimiteriale da 200 a 100 m adottate con delibera del C.C. n. 85, 22 dicembre 2009.

3. Il criterio ispiratore del progetto è chiaramente affermato nella Relazione Tecnica allegata al progetto: L’idea direttrice dell’intervento è stata quella di creare un complesso perfettamente integrato nel contesto capace di rispondere alle diverse esigenze residenziali nonché commerciali.

Nello specifico, il progetto prevede:

– La costruzione di 9 palazzine (più altre 4 per il lotto B in via Colle Bracchi) per un totale di 81 unità residenziali;
– Per ciascun palazzo, un numero di piani che varia da 1 (edifici H e I) a 2 (edifici E, F, G, L-M), 3 (edifici N e P) e persino 4 (edificio O);
– Per ciascun palazzo, la presenza di garage interrati accessibili attraverso rampe carrabili che si aprirebbero lungo via Fontana Bracchi;
– La presenza di un percorso carrabile centrale e di spazi laterali a ciascun edificio da utilizzare come parcheggi o arterie di collegamento con via Fontana Bracchi;
– Il progetto di rifunzionalizzazione del castello prevede soluzioni assolutamente incoerenti con i caratteri culturali e le finalità pubbliche che dovrebbero essere garantite in sede di valorizzazione di un immobile storico. Al piano terra, infatti, sono previsti uffici direzionali (ala nord-ovest) che difficilmente possono garantire una frequentazione pubblica e, una sala sfilata con passerella (ala sud-est) di dubbia utilità; al primo e al secondo piano sono previste sale per banchetti con cucine e servizi, per il cui impianto si andrebbe a incidere notevolmente sui caratteri architettonici della struttura, e camere d’albergo anch’esse incompatibili con la fruizione pubblica dell’edificio; davanti all’ingresso è previsto un parcheggio che contribuirebbe ulteriormente all’aumento del traffico in una zona che, fino a questo momento, ne è rimasta lontana.

POSSIBILE CHE QUESTA SIA LA FINE? NON CI SONO ALTERNATIVE?

SI!!! In questi ultimi anni non sono mancate proposte di recupero e valorizzazione rispettose dei caratteri ambientali, storici ed estetici dell’area del Castello e adeguate a garantire la più ampia fruizione pubblica della struttura; tra queste ricordiamo:

1. Ipotesi progettuale della dott.ssa D. Fiorani, docente di Restauro architettonico presso l’Università La Sapienza di Roma. In virtù dei valori storici e delle peculiarità architettoniche del castello, il progetto prevede un recupero della struttura come centro culturale in cui riunire funzioni sparse sul territorio o del tutto prive di collocazione ufficiale (sala mostre, spazi per conferenze e incontri pubblici, biblioteca, antiquarium, etc.) senza incidere pesantemente sulle strutture del castello attraverso sistemazioni e impianti invasivi;

2. Ipotesi progettuale di F. Manciocco, tesi di laurea Il “giardino medievale” al castello di Colleferro: progetto di un parco tematico-didattico per la riqualificazione paesaggistica di un sito storico degradato. Il progetto prevede un esperimento senza precedenti in Italia, la realizzazione di un parco tematico che ricalchi la tradizione dei “giardini medievali”: lo spazio viene articolato in aree chiuse ciascuna delle quali ispirata ad un testo della tradizione letteraria medievale, dalle novelle di Boccaccio alle lettere di Petrarca.

Queste soluzioni costituiscono delle alternative realmente coerenti con i caratteri del sito del Castello e con le esigenze di fruizione pubblica dell’area ma non sono MAI state prese in considerazione dall’Amministrazione.

OSSERVAZIONI E PROPOSTE.

Il progetto che si intende portare avanti nonostante le critiche espresse dagli organi competenti (Regione, Provincia, Soprintendenze) risulta dannoso per la città di Colleferro sotto diversi punti di vista:

1. Il castello e la collina circostante costituiscono un insieme inscindibile e peculiare, che è rimasto miracolosamente intatto nel corso dei secoli: le raffigurazioni storiche riproducono costantemente il castello sulla sommità della sua collina, circondato solo dalle mura di cinta e dai viali di accesso. Il valore identitario di questo contesto storico-ambientale per la città di Colleferro è indicato dalla sua stessa denominazione: già alla metà del XIII secolo il nome Collis de Ferro designava proprio l’area su cui sorge il castello. Preservarne le peculiarità che si sono conservate fino ai nostri giorni vuol dire, quindi, difendere le radici storiche più profonde del nostro territorio.

2. Il Piano che si sta portando avanti comporta una vera mutilazione del colle del castello, il cui versante meridionale su via Fontana Bracchi (l’unico da cui oggi è possibile avere una visuale completa e diretta del castello) verrebbe IRRIMEDIABILMENTE coperto da una COLATA DI CEMENTO che distruggerebbe gran parte del verde oggi esistente. La costruzione di 9 PALAZZI a ridosso della strada comporterebbe l’innalzarsi di una vera BARRIERA che impedirebbe in via definitiva la visione del castello danneggiando in modo irrimediabile il profilo caratteristico del colle che è alla base del vincolo di bene paesaggistico avente valore di testimonianza dei caratteri identitari, archeologici e storici. D’altra parte, la città di Colleferro non ha alcuna necessità di ulteriori edifici residenziali, considerando l’incessante accrescimento di nuovo tessuto residenziale/commerciale che si è verificato negli ultimi anni (es. via Fontana dell’Oste) a spese dei residui spazi verdi compresi entro i confini urbani.

3. L’area del lotto destinato a edificazione, intesa dall’Amministrazione comunale come “sacrificio di una modesta porzione di verde”, risulta di estensione addirittura maggiore rispetto a quella che resterebbe destinata a parco.
Come si è visto:

65.000 m2: totale area parco + castello
78.732 m2: superficie territoriale del lotto da edificare
La città riceverebbe quindi un’area di parco pubblico dimezzata rispetto all’estensione di verde attuale e deturpata dalla presenza di edifici residenziali, parcheggi, garage, rampe, strade carrabili. Il nuovo nucleo edilizio comporterebbe, inoltre, un notevole incremento del traffico in una delle poche aree che ne sono rimaste lontane, utilizzata da molti cittadini come luogo per il passeggio, lo sport e il relax insieme al vicino viale che costeggia il cimitero.

4. Il castello, per il quale il privato garantirebbe solo un minimo investimento per la messa in sicurezza e il consolidamento, verrebbe in seguito destinato ad albergo con sala ristorante e cucine, uffici dirigenziali e parcheggi antistanti l’ingresso che mal si conciliano con il valore storico-artistico e la fruizione libera e pubblica del bene stesso.
La miopia di un simile progetto non concepisce la possibilità di impostare per la città prospettive di sviluppo di lungo termine alternative alle attuali tendenze postindustriali e incentrate sul rispetto dei caratteri ambientali e culturali del territorio. Nel progetto in discussione non esiste alcuna riflessione sulla possibilità di avviare e incentivare attività che prevedano di puntare sul castello come polo culturale da gestire anche in termini di introiti economici (es. attraverso l’allestimento di spazi per esposizioni, dibattiti, presentazioni letterarie, eventi teatrali, eventi musicali, visite guidate al castello, locali per attività didattiche rivolte alle scuole o al pubblico adulto, etc. che possano garantire il rientro economico per l’autosufficienza della struttura stessa).

5. L’improvviso interesse per le sorti del Castello stride con le condizioni a cui l’edificio è stato abbandonato nel corso degli anni, senza che l’Amministrazione abbia provveduto a sollecitare gli organi competenti per l’apposizione del vincolo di bene culturale che ne garantisse la piena tutela anche in regime di proprietà privata.
Lo slogan utilizzato dal costruttore che definisce il SUO progetto come l’ultima occasione per dar vita a un polmone verde, di elevato pregio ambientale, all’interno della cinta urbana è chiaramente falsificante:

IL POLMONE VERDE ESISTE GIÀ

IL PROGETTO ATTUALE NE PREVEDE IL DIMEZZAMENTO
E LA DEFINITIVA CANCELLAZIONE
SOTTO CENTINAIA DI METRI CUBI DI CEMENTO

La pianificazione dello sviluppo urbano di una città dovrebbe sempre essere finalizzata ad un interesse pubblico reale e non dovrebbe mai essere frutto di compromessi e ricatti.

Con l’ipotetica approvazione di questo progetto il proprietario/costruttore avrebbe la possibilità di fare profitto a spese di una delle ultime aree verdi rimaste a Colleferro,
per di più una delle zone a più elevato valore storico-artistico; la città riceverebbe in cambio un edificio storico difficilmente fruibile a causa della presenza di attività non consone ad un pieno uso pubblico, un’area verde mozzata e deturpata ai margini di un nuovo contesto di edilizia residenziale privata.

Se ritieni anche tu che l’area del Castello vada preservata da questo scellerato programma di cementificazione, partecipa alla nostra chiacchierata lunedì sera oppure scrivici a: retuvasa@gmail.com

Oppure, ancora… scrivi al Comune: seg_sindaco@comune.colleferro.rm.it

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