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IL MURO DELLA VERGOGNA

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Aveva usato più o meno questa definizione anni fa Silvano Moffa, quando da sindaco, nel corso di uno dei sui rapporti alla cittadinanza, annunciava l’abbattimento del muro in cemento che delimitava a est Via degli Esplosivi e che “impediva di godere della vista di uno dei pochi scorci di bellissima campagna romana rimasti intatti” (non per effetto di una lungimirante ed inusitata azione di tutela, quanto perché zona militare). L’intervento costato non poco, comportò anche l’azzeramento di parte della collina di cui il muro faceva da contenimento e la realizzazione di una larga area di parcheggio la cui utilità è ancora dubbia.

Ebbene, pochi anni dopo, per mano del suo stesso successore il muro della vergogna torna ad essere innalzato sotto forma di enormi cartelloni pubblicitari 5×3. Del resto è noto a tutti….i cartelloni pubblicitari 5×3 sono l’elemento più moderno ed innovativo di arredo urbano! L’elemento che renderà il territorio di Colleferro sempre più simile a quella periferia romana che infatti ci invidiano anche all’estero (o no?): Monaco, Londra, Parigi, Berlino, Lisbona, Barcellona, tutte vorrebbero avere una periferia come la bellissima periferia romana! Come avrà fatto Colleferro a fare a meno di questi oggetti fino all’arrivo di Cacciotti ?

La periferia di Roma che il mondo ci invidia

Il solerte sindaco ha pensato bene di recuperare il tempo perduto e dopo il primo cartellone sul piazzale del parcheggio arriva il secondo e poi il terzo: a poco a poco lo scorcio della campagna romana sta per essere di nuovo coperto alla vista di chi percorre l’arteria cittadina.

Insomma dopo l’aria e l’acqua ci tolgono anche il diritto di godere di un paesaggio. Del resto Colleferro doveva adeguarsi ! Infatti neanche più il paesaggio è gratis in Italia: per vedere un prato da una strada senza avere in mezzo la pubblicità di un negozio di mutande, di un pub o di una macelleria bisognerà andare all’estero.

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Tale diritto al paesaggio viene semplicemente svenduto (al miglior offerente?) dall’amministrazione comunale.

 

6 commenti

  1. Maurizio Torbidoni

    26/10/2012 @ 05:50

    Mi trovi completatamente d’accordo, ma in una città che vive, e muore, di molti mali, questo è solo uno dei tanti per i quali i cittadini dovrebbero indignarsi, ma che invece sembrano, tranne alcuni più attenti, completamente assuefatti, come altri popoli in ere lontane, ad essere trattati come servi della gleba, in questa città come nel resto d’Italia.

    Saluti, Maurizio Torbidoni.

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    • Quando ho scritto il post me lo sono detto anch’io: tra i molti mali di questa città, questo potrebbe essere considerato uno dei più piccoli. In realtà se i cittadini stessero con il fiato sul collo di chi amministra e si indignassero anche per “le piccole cose” non facendogliela mai passare liscia, forse avremmo anche qualche grande male in meno. Concentrarsi sui grandi temi è importante ma i risultati che si possono portare a casa spesso minimi anche solo per un fatto: la grande problematica coinvolge più soggetti e si presta facilmente alla pratica dello scaricabarile.
      Sulle “piccole cose” invece le responsabilità sono più dirette e chiare e l’indignazione dei cittadini, se ci fosse, avrebbe il duplice effetto di:
      1. Ottenere Risultati
      2. Far capire ai responsabili (bene identificabili) che non possono pensare di fare ciò che vogliono con la cosa pubblica, perché non è solo la loro e perché i cittadini vigilano e soprattutto “li beccano” non appena costoro sgarrano.

      Questo secondo punto è il più importante perché spesso i responsabili dei piccoli mali sono i corresponsabili dei grandi mali, ed anche perché è alla base di un circolo virtuoso, forse l’unico, davvero in grado di riportare il controllo della situazione nelle mani dei cittadini.

      Che poi i “piccoli mali” (quelli sui quali una qualsiasi azione potrebbe essere davvero efficace), siano identificati da pochi a causa dell’assuefazione al peggio , purtroppo è la realtà.

      Peccato, perché per esempio, nello specifico il “piccolo male” dell’invasione dei cartelloni 5 x 3 a Colleferro così come altri “piccoli mali” che passano inosservati (come la sosta selvaggia consentita nelle area commerciali) comporta:
      DEGRADO URBANO—>CITTA’ PIU’ BRUTTA E MENO PIACEVOLE—>CONTRIBUTO ALLA DIMINUZIONE DEL VALORE DEGLI IMMOBILI
      DEGRADO URBANO—>CITTA’ PIU’ BRUTTA E MENO PIACEVOLE—>VADO A FARE UNA PASSEGGIATA ALL’OUTLET CHE E’ PIU’ PIACEVOLE E CI SI SENTE MEGLIO—>COMMERCIO IN CRISI.

      Ma soprattutto, la mancanza di indignazione dei cittadini, consente al responsabile di questo “piccolo male” di continuare a contribuire a causarne altri ben più gravi.

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  2. Piccoli o grandi che siano i problemi, molte persone, la gente comune, alcune volte anche io, facciamo orecchie da mercante, altre volte alzando la testa e trovandosi a discutere su chi amministra e come amministra, ci sono persone o meglio personaggi che ti rispondono “bhè ma il sindaco ha cose più importanti a cui pensare”.
    Mi chiedo, se non sono i problemi della popolazione che amministra quali sono i problemi più seri e importanti delle “lamentele” di chi vive questo piccolo paese?!
    Spesso e volentieri chi ti risponde in questo modo sono proprio i preposti nei pubblici uffici che ti rispondono in questo modo, a questo punto come bisogna comportarsi? oltre che andare a battere i pugni sulla scrivania del sindaco che nel frattempo fa orecchie da mercante?!

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  3. rosamaria chimisso

    18/11/2012 @ 17:41

    io non me la prendo con i cittadini in modo generico, ci sono delle gerarchie di responsabilità! Non ho mai visto un architetto,un ingegnere ma neanche un insegnante capace di tirar pugni sul tavolo del sindaco per queste, come per altre pacchianate; anzi, se facciamo uno sforzo di memoria, quando cominciarono ad andare di moda le rotatorie, l’idea dell’assessore di apporre in ognuna di esse una targa a forma di cuore con su stampato il marchio dell’azienda commerciale che si sarebbe presa cura del verde della rotatoria stessa, ottenne un plauso!
    Un comune che si avviava ad incassare bei quattrini con la discarica,ecc.  ricorreva al volontariato di aziende locali,  per la manutenzione del verde. in cambio di pubblicità.
    Io credo che: si tratti di targhe o di tabelloni più grandi il problema è lo stesso. A Colleferro il bene comune non ha alcun valore: una strada è la platea per far vedere il tabellone, un paesaggio il fondoscenico per  il tabellone stesso. 

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    • Cari Andrea e Rosamaria,
      Entrambi fotografate perfettamente la realtà di Colleferro, quella in cui chi dovrebbe ascoltare fa il sordo e chi dovrebbe farsi sentire sta zitto. 
      A farsi sentire sono invece spesso i prepotenti e gli arroganti di turno, gente a cui del bene comune non importa un fico secco: questi si che vengono ascoltati!
      E’ ormai evidente che la mancanza del ” senso del bene comune” e’ totalmente assente in chi, parlando proprio di gerarchie, e’ chiamato a preservarlo ovvero sindaco ed amministratori.
      Ed e’ così che vince chi:
      -se ne frega dei pedoni ( incluse mamme con passeggini, anziani e disabili) e parcheggia sulle strisce o avanti alle rampe (dove ci sono) pur di fermarsi esattamente davanti alla sua meta.
      -se ne frega degli altri automobilisti e motociclisti, parcheggiando in doppia fila esattamente davanti alla sua meta (determinando un grave pericolo per gli altri), pur avendo parcheggi liberi appena qualche metro più’ in la’.
      -parcheggia il suo suv con le ruote sul marciapiede costringendo pedoni, passeggini e carrozzelle a passare sula strada.
      -pur di vendere gli ultimi scampoli invade abusivamente marciapiedi e portici con la sua mercanzia riducendo la città ad un suk e spingendo i cittadini ad andare a passeggiare nella ben più decorosa oltre che sicura, senza auto e pedonale città finta dell’outlet.
      -tappezza la città di cartelloni pubblicitari avendo trovato il modo rapido e facile per fare soldi (e grazie a chi glielo permette probabilmente per lui lo è ) contribuendo al degrado ed all’inquinamento visivo ed allo sviluppo di una economia parassita.
      -pur di avere le automobili davanti al proprio negozio ( illudendosi di aumentare così i propri affari, e di recuperare il business perduto a causa dell’outlet dove guarda caso le automobili sono lasciate a centinaia di metri di distanza  perche’ chi fa affari veramente davanti al negozio ci vuole pedoni e non automobili!) riesce in una mattinata ed a lavori iniziati a far stravolgere l’assetto urbanistico di un quartiere (i.e.  Viale XXV aprile).
      Per arrivare a chi specula riuscendo a rifilare alla collettività’ rottami di edifici spacciati per moderni e a far spostare servizi pubblici in luoghi logisticamente poco idonei e scomodi.
      Guardiamoci intorno: questa e’ oggi Colleferro! Vince chi toglie futuro alla nostra città ! 
      Per le piccole come per le grandi cose vincono i prepotenti e gli arroganti. Certo, non starebbe al cittadino il compito di far rispettare la città ed i suoi abitanti anche perché nei confronti del prepotente di turno avrebbe la peggio, ma alla buona amministrazione che dovrebbe evitare all’origine il verificarsi di certe situazioni.
      Però cosa sarebbe successo, per esempio, in viale xxv aprile, se quella mattinata in cui la prepotenza di un paio ha deciso le sorti di un quartiere, qualcun’ altro ( magari anche la gerarchia di cui parla Rosamaria),lasciando per un momento da parte il colore politico, ma avendo solo a cuore le sorti della città,  si fosse fatto sentire? 
      Mi è’ piaciuto molto il richiamo che ha fatto un altro lettore ( anche lui di nome Andrea) nel commentare un’altro post: 

      “Uno degli ex sindaci di New York (Giuliani) aveva messo in pratica la teoria del vetro rotto:
appena si rompe una finestra va subito riparata, altrimenti ci si abitua e si proseguirà sulla stessa strada. In questo modo da una finestra non manutenuta, un’intero palazzo andrà in rovina.
Credo che a Colleferro abbiamo lasciato correre troppi vetri rotti. Sarebbe il caso di fare una bella opera di risanamento!”

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  4. Maurizio Torbidoni

    28/11/2012 @ 07:03

    Cari amici del Muro della Vergogna, vi leggo con piacere e vi apprezzo, come apprezzo quanti su questo blog si esprimono a favore della realizzazione di piste ciclabili, del parco del castello senza migliaia di metri cubi di cemento intorno, della riqualificazione delle aree industriali dismesse, sull’esempio della RUHR, splendida regione tedesca che fino a un decennio fa era l’area più inquinata della Germania e che le associazioni ambientaliste ci hanno fatto conoscere attraverso il bel convegno della scorsa settimana, che purtroppo ho potuto seguire solo in parte. Io credo che gran parte della cittadinanza non possa essere sorda a queste vostre, nostre, civili richieste di miglioramento, visto anche l’ottimo successo della manifestazione per l’ambiente svoltasi pochi mesi fa. Le istituzioni sono sorde a questi richiami di civiltà? Ebbene, se ogni volta che eleggiamo una nuova amministrazione i colpevoli del degrado vengono sempre premiati, forse ci dobbiamo domandare se poi noi non abbiano colpa alcuna nella preservazione e nello sviluppo del degrado, se quando dobbiamo dire di no ai potenti preferiamo accontentarci di un piccolo regalo e abbassare la testa, che sia il piccolo favore edilizio, la piccola licenza per un nuovo cancello sul proprio giardino, la promessa di un posto di lavoro, anche precario che sia. Non sono avvezzo a lodare il mio operato, ma quando si è trattato di metterci la faccia ho denunciato sulla stampa varie azione degne di essere messe alla berlina, ci ho poi messo la faccia alle elezioni amministrative candidandomi per una città diversa, dove le giuste apirazioni, quelle che compaiono su questo blog e anche molte altre, quali il lavoro, lo sviluppo sostenibile, una nuova dimensione urbanistica, ecc. ecc, potessero avere una voce nelle istituzioni. Le elezioni sono andate come sono andate, la città ha dato maggior fiducia ad altri che comunque hanno operato nella giusta direzione, ma sempre dai banchi dell’opposizione, mentre la maggioranza continua a consumare il delitto civico dell’agonia della città. E non venitemi a dire che faccio politica e che su questo blog che è apolitico non si deve dare spazio a chi come me denuncia le responsabilità facendo nome e cognome, come è già successo in passato. Forse è giunto il momento di smettere di lamentarci e di prendere in mano, da cittadini responsabili, la responsabilità di essere attori del cambiamento e non spettatori capaci di lamentarci al riparo del nostro anonimato.
    Cordiali saluti, con affetto,
    Maurizio Torbidoni 

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